16 Dicembre 1991

16 Dicembre 1991: Il giorno in cui i medici mi diagnosticarono il Diabete di tipo 1, una di quelle date che non può dimenticare e che cambiano brutalmente la vita.
Sono passati 29 anni ma ricordo molto bene quei giorni, da tempo ormai non stavo bene, mia madre si era subito accorta che c'era qualcosa che non andava: ero dimagrito molto, avevo sempre sete, ero sempre stanco, avevo la nausea e facevo molta pipì.
Il pediatra continuava a dire che stavo bene e dava persino della ''visionaria'' a mia madre.
I miei genitori, molto preoccupati decisero di portarmi in pronto soccorso, dove i medici misurarono il mio glucosio nel sangue, che aveva un valore di oltre 600 mg/dl (il livello di glucosio per una persona sana è tra 60 e i 100 mg/dl e per una diagnosi di diabete deve superare i 126 mg/dl).
Da li il ricovero che durò per tutto il periodo Natalizio, dove i medici con molta sensibilità istruirono me e la mia famiglia su come trattare il Diabete di tipo 1. Mi spiegarono che la causa del mio malessere era data dalla mancanza della produzione di insulina da parte del mio pancreas (tutt'oggi non si conosce ancora le cause e una cura definitiva), che è la chiave per poter accendere il motore e dare la benzina al mio corpo per poter vivere. Avrei dovuto seguire una rigida dieta, pesando e calcolando il cibo che avrei dovuto mangiare, sempre. ''Ma i bomboloni li potrò mangiare?'' ''No Claudio non li potrai mangiare e neppure nient'altro a base di zucchero, per sempre''.
''Da oggi e per tutta la vita dovrai farti delle iniezioni di insulina, ma prima dovrai misurare la glicemia con questo reflettometro, misurare il glucosio nelle urine e dovrai stare molto attento alle pericolosissime ipoglicemie, ma anche alle iperglicemie. Dovrai cercare sempre di mantenere i migliori valori possibili e stare tra i 90 e i 140 mg/dl. Se gestirai male questa malattia già fra 10 anni potrai sviluppare delle complicanze''.

In quel periodo la tecnologia permetteva delle iniezioni giornaliere di insulina con delle siringhe e i reflettometri permettevano una misura in 2 minuti con un prelievo di sangue da eseguire con un pungidito che era piuttosto doloroso e che lasciava dei segni evidenti nei miei polpastrelli.
Avevo 7 anni e mi chiedevo perchè il signore mi diede tutto questo, ma da quel giorno non mi feci più quella domanda e cominciai a vivere questa nuova vita.
Passai il Natale insieme al mio compagno di stanza Pierino, che purtroppo fu più sfortunato di me, aveva una malattia degenerativa e tristemente seppi dopo qualche anno che non ce la fece. Vidi i fuochi d'artificio dell'ultimo dell'anno fuori dalla finestra della Pediatria di Udine domandandomi se un giorno sarei riuscito a realizzare i miei sogni: una fantastica moglie e dei bellissimi figli, se un giorno sarei mai salito su un'auto da corsa.
Proprio l'ultimo dell'anno c'era la partenza della Parigi-Dakar e il grande campione friulano Edi Orioli voleva riscattare la vittoria di 2 anni prima con la Cagiva.
La Dakar mi fece scattare una molla dentro di me e non si è mai esaurita la volontà di prendere parte a questa gara.

